Ho meditato a lungo questo racconto di viaggio perché la sua complessità mi ha spesso impedito di mettere a fuoco il cuore di questa esperienza.
Tutto ha avuto inizio l’8 agosto 2008 all’aeroporto di Malpensa,dove ha incominciato a formarsi “il gruppo”: c’era chi incominciava a raccontarsi, chi condivideva le passate esperienze di viaggio, chi motivava la scelta di tale itinerario e chi manifestava le proprie aspettative. Dopo un volo di circa tre ore,  ecco Casablanca, la più moderna ed europea delle città marocchine, luogo dove, dopo due settimane, si sarebbe conclusa questa avventura.

Parte del gruppo partita da Milano vive la prima “avventura” in terra marocchina ai controlli di frontiera: la sola carta d’identità accompagnata da un voucher di prenotazione del mezzo di trasporto non basta per essere ammessi in Marocco e, quindi, due partecipanti, che non hanno con loro il passaporto, vengono bloccati dalle autorità e si teme che non riescano a partecipare al viaggio. Fortunatamente, l’ufficiale responsabile, impietosito, li lascia passare dopo qualche ora di permanenza in una sorta di limbo di frontiera. Tutto si risolve per il meglio anche se l’impressione è quella di non essere proprio i benvenuti. Così, ci sistemiamo in hotel e ci incamminiamo alla ricerca di un ristorante seguendo le indicazioni di Davide (eletto supplente della nostra coordinatrice Raffaela che sarebbe arrivata con il resto del gruppo nella notte).

videoCi addentriamo nella prima medina di questo viaggio: caos, grida di venditori, musica proveniente da radio, una scena di litigio piuttosto manesco fra una ragazza ed un ragazzo locali dalla quale ci allontaniamo in fretta; alla fine chiediamo informazioni su come raggiungere il nostro ristorante obiettivo e ci ritroviamo automaticamente guidati da un marocchino (cui daremo poi un obolo) fra i meandri di mura bianche e bancarelle rumorose finché non giungiamo, ormai affamati, al mitico Café Maure. Qui abbiamo il primo incontro ravvicinato con la tajine piatto tipico che, accompagnato a volte da pollo,da manzo o da pesce non altrimenti specificato, insieme a prugne ed albicocche, caratterizzerà l’intero nostro soggiorno marocchino facendoci spesso rimpiangere i cari e semplici spaghetti al pomodoro. A parte ciò, assaggiamo anche le olive, un’ottima salsina piccante, il pane marocchino ed il bollentissimo tè alla menta! Tutto questo squisitamente ottimo! Ore 24.00: arriva il resto del gruppo, i cosiddetti “romani”, fra cui la nostra coordinatrice Raffaela. Dopo le assonnate presentazioni ed una prima organizzazione, finalmente ci abbandoniamo alle braccia di Orfeo.

Casablanca - Rabat – Meknès
Di buona mattina visitiamo la moschea di Hassan II, la terza per grandezza nel mondo islamico dopo La Mecca e Medina. Che dire: monumentomarocco grandioso, per un terzo edificato sull’acqua, secondo le parole sacre del Corano che sostengono che la casa di Allah sarà costruita sull’acqua. Riusciamo ad arrivare alla moschea molto prima della sua apertura, quindi abbiamo l’opportunità di godercela circondata da un silenzio quasi mistico, oltre che illuminata da una luce chiarissima, quasi bianca. La piazza antistante è immensa, la struttura dell’edificio lo è altrettanto: dall’esterno spicca incontrastato il minareto che si staglia nel cielo con le sue decorazioni geometriche blu e verdi (colore dell’islam).   La visita guidata si limita purtroppo alla sola parte dedicata alla preghiera maschile  (la parte riservata alle donne, che si trova come su una balconata “chiusa” ad una sorta di piano rialzato non è accessibile agli occhi dei turisti), ci vengono enumerati con molta precisione tutti i materiali utilizzati per la costruzione e la decorazione della moschea (fra cui marmo di Carrara e vetro di Murano) e siamo condotti anche nella sala delle abluzioni.

Raggiunta quindi Rabat, ci immergiamo quindi nella medina: colori accecanti di spezie e stoffe, dolci ricoperti di api, odori penetranti, fumi di carne cucinata alla griglia, gente, gente, gente. Facciamo i primi acquisti più o meno convenienti, la sottoscritta compra le tipiche babouches la cui puzza pervaderà ogni singolo centimetro cubo della valigia e permarrà anche dopo il nostro rientro in Italia.  Cambio di scena: si entra nella kasbah di Rabat: ci troviamo catapultati in strette viuzze bianche e blu che ci ricordano alcune vie di cittadine greche e sfociamo, dopo pochi passi, su una terrazza assolata che si affaccia sulla spiaggia di Rabat. In serata visitiamo anche il mausoleo del re Mohamed V, meta soprattutto di  turismo marocchino e la splendida piazza antistante, dove si staglia solitario il minareto di una moschea incompiuta.
maroccoSi parte alla volta di Meknès dove ci aspetta una cena davvero magica, circondati da un’atmosfera da fiaba in un ristorante di proprietà della nostra guida per questa città gioiello: Bushra, una donna straordinaria, dalla forte personalità e soprattutto di profonda cultura.

Meknès – Moulay Idriss - Volubilis - Fès
La mattina presto incontriamo la dolce Bouchra che ci condurrà con delicatezza e grazia,proprio come se ci tenesse per mano, fra le affascinanti vie di Meknès: dopo una breve sosta panoramica nel quartiere “benestante”, ripercorriamo con il nostro pullman le alte mura dorate della città che ci avevano tanto rapito la sera prima nel percorso verso il ristorante; ammiriamo le porte principali della città e visitiamo la scuola coranica. Quest’ultima, la madrassa, è un pizzo: saranno le dimensioni “a misura d’uomo”, sarà la fitta lavorazione dello stucco bianco che è in netto contrasto con l’intensa tonalità bruna del legno di cedro, certo è che le sommesse parole della nostra guida ci catapultano nell’atmosfera di una scuola fatta di sacrifici, rigore ed erudizione. Durante le sue spiegazioni, Bouchra non si trattiene dal sottolineare l’esclusione della donna dalla vita quotidiana che si svolge all’esterno delle stanze private,pronuncia con forza parole di denuncia nei confronti della povertà, delle guerre ed, in particolar modo, dell’analfabetismo.marocco

Successivamente, abbiamo percorso parte della medina dove il nostro sguardo ed il nostro olfatto si sono ubriacati dei più svariati colori (ed odori): dai differenti verdi delle olive,al giallo dei limoni in salamoia, dal rosso del sangue della carne macellata all’arancione delle albicocche secche. Qualcuno di noi ha acquistato delle ottime olive: dovevano essere uno dei tanti souvenir per l’Italia ma ragioni tecniche di trasporto hanno fatto sì che qualche giorno dopo diventassero spuntino collettivo sotto il cielo del deserto. Dopo aver visitato il Palazzo Reale, i granai e le antiche scuderie edificate da Moulay Ismail, ci dirigiamo verso una cooperativa del ferro battuto, dove possiamo ammirare tutta l’abilità degli artigiani nel decorare oggetti in stile damascato: ferro battuto sul quale si intarsiano fili d’argento per creare disegni di tutti i tipi. Oltre a questi oggetti davvero particolari, gli artigiani hanno cercato di venderci anche tovaglie, tovaglioli, tappeti di tutti i tipi. La mezza giornata trascorsa con Bouchra ha lasciato un segno profondo in ognuno di noi, in particolare credo che nessuno di noi dimenticherà mai la frase che Bouchra ha pronunciato in merito ai commenti maschilisti effettuati da una guida-uomo che non aveva perso occasione per sottolineare che, a suo modo di vedere, una donna non avrebbe dovuto fare la guida turistica: “La loro cattiveria scivola sui binari della mia indifferenza”. Pranzo a maroccoMoulay-Idriss: il gruppo si sparpaglia fra le vie di questa cittadina collinare dalle case bianche e dal minareto circolare: chi mangia qualcosa comprato al mercatino locale, chi ordina delle ottime polpette grigliate ed assiste, casualmente,ad un mini corteo costituito soprattutto da donne che, portando una sorta di corredo (coperte, cuscini ed altro), attraversa la piazzetta cantando e festeggiando così un matrimonio davvero molto suggestivo. Dopo pranzo ci dirigiamo a Volubilis, un sito archeologico romano immenso, in cui ognuno di noi ricerca la foto da cartolina perfetta. E’ pomeriggio ed il caldo è davvero torrido; c’è chi si bagna la testa con dell’acqua, chi imita Lawrence d’Arabia coprendosi capo e collo con un improvvisato turbante blu. L’aria è caldissima, sembra di essere sotto un phon e tutto intorno il nulla. Le pietre trasudano antichità: ammiriamo mosaici bellissimi e ben conservati, nonostante la mancanza di protezioni contro le erosioni atmosferiche. Dopo una bibita fresca bevuta all’uscita dal sito, ci rimettiamo in viaggio alla volta di Fès.

Fès

Di buon mattino partiamo alla scoperta di Fès. Dopo una visita ad una cooperativa della ceramica dove scopriamo l’arte della decorazione a mosaico e ci innamoriamo tutti di quel blu intenso tipico delle ceramiche di Fès, siamo condotti dalla nostra guida al Palazzo Reale, caratterizzato da maniglie d’oro che tutti tocchiamo nella speranza ci portino fortuna e all’adiacente quartiere ebraico, il “mellah”, nel quale troviamo, nascosto fra le case, il cimitero ebraico, luogo molto suggestivo e simbolo di un’antica convivenza che, fra ebrei e musulmani, in Marocco dura da diversi secoli. A questo punto, poi, ci immergiamo nella medina: un immenso labirinto, affollatissimo ed estremamente “vivo”. E’ proprio qui che ci imbattiamo nel Marocco più vero: vicoli stretti e tortuosi, strade affollate, urla di venditori e di persone che trasportano ogni tipo di merce sui loro asini (“i re della città” come dice la guida) gridando: “Barek! Barek! Barek!” (Attenzione!). L’impressione che si ha, addentrandosi per la città, è di un profondo caos, disordine e affollamento.

In realtà, ogni quartiere ha la sua “specialità” e peculiarità: esiste il quartiere dei battitori del ferro, quello di coloro che lavorano il legno, quellomarocco11 dei calzolai che vendono le babouches e quello delle concerie di pelle. Quando ci si avvicina a queste ultime botteghe, la prima avvisaglia è l’odore: acido e fortissimo. Difatti, i lavoratori del cuoio conciano le pelli tramite l’urina di cammello (eredità degli antichi romani) per renderle morbide: il risultato è un prodotto di qualità, ma puzzolente: l’odore nell’aria tutt’attorno rende le concerie simili a dei gironi danteschi dal cui olezzo non si riesce a fuggire nemmeno mettendosi dei rametti di menta fresca sotto le narici! Il nostro giro prevede anche la sosta presso una sorta di erboristeria dove, soprattutto noi ragazze, facciamo scorta di creme, acqua di rosa, kajal e spezie.

Ma al di là dei negozietti e delle cooperative (fra le quali menziono quella della seta dove i ragazzi si sono attrezzati di turbante nero da indossare durante l’escursione nel deserto), che certamente facevano parte di un circuito organizzato dalla nostra guida, che probabilmente aveva contrattato una percentuale sui nostri acquisti, l’incontro che mi ha maggiormente colpito è stato quello con i bambini di un forno pubblico dove abbiamo acquistato del pane caldo appena sfornato. Eravamo affamati e,appena abbiamo sentito il piacevole profumo di prodotti da forno,non abbiamo esitato un attimo a fermarci per acquistarne un po’. Qui abbiamo incontrato alcune donne che portavano a cuocere il pane preparato da loro in casa per la famiglia e dei bambini che, forse un po’ sorpresi nel vedere dei turisti entrare nel forno, ci hanno accolto con i loro occhi scuri. Il giro nella medina di Fès è stato a dir poco sfiancante: è un labirinto in cui è facile perdersi, in cui si è sommersi dagli odori e dalle grida della gente. Certo la nostra guida non ci ha facilitato: il suo “correre” fra vicoli stretti ci disorientava e affaticava tuttavia, devo ammettere che le ore trascorse all’interno della medina ci hanno regalato uno spaccato di vita quotidiana marocchina interessante.

La sera andiamo a cena nel ristorante più bello di tutta la vacanza: un’immensa sala tutta decorata con gesso lavorato, delicati disegni geometrici formati da zellige (la tessera del mosaico marocchino) e splendidi servizi di piatti, il tutto accompagnato da una piccola “orchestra” di cinque elementi che suona musica marocchina. Ci sentiamo come dei piccoli sultani all’interno di una stanza da ricevimento. Qui veniamo coinvolti in danze di intrattenimento, dove le ragazze del gruppo cercano di imitare i movimenti col bacino tipici della danza del ventre.

maroccoGole dello Ziz
Lasciamo le città imperiali per dirigerci verso la prossima meta: le montagne dell’Atlante e le sue gole. Durante il tragitto, ci fermiamo dapprima ad ammirare un lago prosciugato, poi nella cittadina di Ifrane, dove calma, ordine, pulizia e tetti a punta ci accolgono catapultandoci in una sorta di paesaggio svizzero. Qui facciamo un po’ di spesa e subito ci accorgiamo che anche i prezzi sembrano quelli “europei”! Proseguendo, possiamo ammirare delle tipiche fortezze marocchine, nonché il paesaggio che si fa via via più aspro fino a diventare piuttosto desertico. La terra incomincia a farsi sempre più rossa. Avremmo in programma di fare qualche sosta per ammirare più da vicino qualche villaggio ma il nostro autista Mohamed si rifiuta di fermarsi e ci porta presso una nota località termale per marocchini. Mai come in questo momento abbiamo percepito il rifiuto dell’incontro, del contatto: sarà cultura, religione, tradizione, riservatezza, fatto è che ciò che rende speciale un viaggio, cioè gli incontri, sono stati piuttosto difficoltosi in Marocco al di fuori di quelli organizzati.

Finalmente, poi, i primi splendidi canyon, terra rossa ed aspra che si apre spesso su una lingua di vegetazione lussureggiante: le oasi. Questa notte dormiremo in un albergo situato in una gola, al centro di un canyon e, quindi, circondato da pareti verticali imponenti. Qui, viviamo tre esperienze indimenticabili: dormiamo tutti sotto le stelle, sulla terrazza dell’albergo (non solo per provare a vedere qualche stella cadente ma anche perché nelle stanze il caldo è davvero insopportabile); assistiamo ai festeggiamenti di un matrimonio berbero e, infine, incontriamo un’altra persona speciale, il saggio Ben.
Quanto alle stelle cadenti, credo di non averne mai viste di così incandescenti: sdraiati sui nostri letti,abbiamo tutti il naso all’aria perché i desideri sono tanti e vorremmo esprimerli tutti. Ne cadono molte di stelle, tutte sembrano infuocare il cielo; è impressionante quanto sembrino vicine. Quanto al matrimonio: abbiamo il privilegio di assistere (da lontano) alla festa degli sposi e degli invitati. C’è molta baldoria, la festa, iniziata dopo cena, si protrae fino all’alba del giorno dopo e, durante la notte, saremo svegliati non solo dalla musica, ma addirittura dai fuochi artificiali.

maroccoQuanto al saggio Ben: è l’altro grande personaggio che abbiamo avuto l’onore di conoscere durante questo pezzetto di vita. Uomo pacato e molto profondo nella sua filosofia del viaggio,ci ha accompagnato con discrezione e ha anche aiutato la sottoscritta a guarire in tempi a dir poco miracolosi da un’indigestione piuttosto devastante con due semplici pugni di riso bollito. Durante il nostro primo incontro, Ben ha voluto fornirci tutte le informazioni che ci sarebbero servite per affrontare i giorni seguenti del viaggio: dai consigli per affrontare al meglio il deserto ed il caldo che avremmo incontrato alle esortazioni ad astenerci da qualunque tipo di giudizio (o, meglio, pregiudizio) rispetto a tradizioni ed usanze marocchine per noi occidentali incomprensibili. E’ in questa occasione che Ben si è rivelata una guida speciale: ogni sua spiegazione, ogni sua affermazione aveva un solo obiettivo, ossia quello di farci provare a mettere nei panni della gente locale, eliminando quegli “occhiali” distorsivi che sono necessariamente frutto della nostra cultura europea. Per esempio, ha cercato di farci intravedere il perché della riservatezza delle donne marocchine, ci ha esortato a comportarci in modo rispettoso per esempio non “rubando” scatti fotografici non graditi ai locali.

Il deserto dell’Erg Chebbi
Trascorriamo la mattina fra oasi e mercatini locali ma sicuramente il momento più intenso è stato l’incontro ravvicinato con una famiglia marocchina che ci ha aperto le porte della sua casa, offrendoci tè caldo. E’ all’interno di questa casa che Ben ci ha illustrato la vita di una famiglia media marocchina: ci ha sottolineato la difficoltà di convincere quella famiglia ad avere contatti con turisti occidentali; ci ha detto che spesso i matrimoni, come quello che vedevamo lì, avvengono fra coppie in cui la donna è molto più giovane; ci ha spiegato poi le difficoltà di convincere una famiglia a mandare i figli e, soprattutto, le figlie, a scuola. Insomma  ha ritratto uno spaccato di vita quotidiana che ci ha sicuramente fatto entrare maggiormente in contatto con la realtà di cui eravamo ospiti. Mentre Ben parlava ho percepito l’importanza dell’opera di questo uomo: assolutamente tradizionalista ed aderente alla cultura marocchina, egli combatte ogni giorno l’arretratezza socio-culturale dei propri concittadini spingendoli, per esempio, a mandare i figli a scuola, ma combatte anche contro i pregiudizi dei turisti occidentali favorendo l’incontro fra questi ultimi e le realtà locali.

Il suo approccio nei confronti di turisti e nei confronti del suo Paese è decisamente diverso da quello critico di Bushra: Ben rispetta i valori e le tradizioni occidentali ma chiede altrettanto rispetto per quelli marocchini ai turisti che incontra. Egli ha abbracciato una filosofia secondo cui la consapevolezza della differenza lascia spazio solo all’incontro ed alla comprensione approfondita reciproca, i soli mezzi attraverso cui si può sperare di giungere ad una pacifica convivenza.
maroccoFinalmente, poi,il deserto. Ci siamo diretti a Merzouga, dove,presso una delle residenze alle porte dell’Erg Chebbi, abbiamo avuto a disposizione tre stanze dove abbiamo potuto fare una doccia veloce prima della fatidica cavalcata sui dromedari che ci massacrerà muscoli e ossa. Il deserto: devo dire che la passeggiata a dorso di dromedario è stata difficoltosa per la maggior parte di noi. Mentre le gambe hanno faticato a riprendersi, sicuramente lo spettacolo in cui eravamo immersi ripagava di ogni tipo di sacrificio: dune, dune, dune. Il silenzio ci avvolgeva in maniera irreale, i nostri sguardi non incontravano nessun ostacolo all’orizzonte; è stato davvero emozionante! E poi, dormire sotto le stelle,  nei  sacchi a pelo, ammirare l’alba ed il sorgere del sole, vedere la sabbia cambiare colore.
Purtroppo, appena tutto il campo si è risvegliato, siamo subito ripartiti per tornare a Merzouga, sempre a dorso di dromedario ed anche questa volta il percorso è stato difficile e faticoso. Fortunatamente, però, una volta arrivati a Merzouga, abbiamo potuto riprendere le forze con un’ottima colazione ed una doccia, anche se quest’ ultima poco poteva contro gli oltre 50° di temperatura.  A questo punto Ben ci ha prelevato e condotto nel museo etnico-culturale Ksar al Fida in cui abbiamo potuto ammirare alcuni vestiti e corredi berberi, nonché oggettistica ebraica. Poi, siamo andati presso il villaggio Groui Zaid di una tribù di origine sudanese: qui siamo stati accolti in una casa fatta di fango e paglia da un gruppo di ragazzi di carnagione decisamente più scura rispetto agli altri locali. Vestiti con tuniche bianche e tipico copricapo rosso, ci hanno offerto il rituale tè alla menta con tanto di pane marocchino e ci hanno intrattenuto con musiche, canti e balli, ai quali siamo poi stati invitati a partecipare tutti insieme: è stato bello questo contatto gioioso ed è stato bello soprattutto condividere il loro folklore.
Nel pomeriggio, infine, ci siamo diretti verso le gole del Todra, dove abbiamo soggiornato in un albergo incastonato fra due pareti verticali di roccia e con accanto una fonte di acqua cristallina dall’intenso colore turchese: location molto suggestiva.

Gole del Todra e del Dades
Escursione su jeep 4x4 nelle gole del Todra e del Dades: di buon ora ci alziamo e ci distribuiamo fra le tre jeep prenotate la sera prima per percorrere un affascinante circuito sulle montagne dell’Atlante. I nostri autisti vestiti da lunghe tuniche color crema ci conducono per ben sei ore fra le gole del Todra e del Dades, dove possiamo ammirare spettacolari canyon color rosso fuoco e rocce sedimentarie che nascondono, fra i diversi strati, preziosi fossili. Durante il percorso su strade ciottolose (si trattava per lo più di letti di fiumi in secca) incontriamo pastori con i loro greggi, persone che stanno cercando fossili da rivendere ai turisti; famiglie berbere che vivono lassù su quei monti brulli. In particolare, incontriamo alcuni bambini berberi, dagli occhi leggermente a mandorla, che ci salutano e rincorrono le nostre jeep nella speranza di ottenere qualcosa.

Ourzazate
Di prima mattina, abbiamo visitato gli Atlas Studios, che propongono le scenografie di grandi film hollywoodiani girati per ragioni di costi in terramarocco marocchina, subito dopo siamo invece andati nella kasbah più bella e famosa del Marocco: Ait Benhaddou. La kasbah si arrampica su una piccola altura dall’alto della quale il panorama è da mozzare il fiato: i colori del paesaggio che si può ammirare sono vivi ed intensi, il rosso delle costruzioni della kasbah rapiscono gli occhi e il cuore. Nel pomeriggio ci dedichiamo, invece, all’oasi di Fint, per raggiungere la quale passiamo attraverso un acquazzone. Nell’oasi siamo accolti dal capo/gestore della stessa, che ci offre tè alla menta e ci intrattiene con danze collettive. Inoltre, dopo aver lasciato una lauta mancia, siamo accompagnati nella fitta e lussureggiante vegetazione dove possiamo ammirare conformazioni rocciose “a elefante”  e le vite vegetali ed animali dell’oasi, fra cui i datteri ancora acerbi e le ranocchie dei ruscelli.

Marrakech
La mattinata è dedicata al trasferimento verso Marrakech, dove giungiamo finalmente verso mezzogiorno: questa è forse la meta che tutti noi aspettavamo con maggiori aspettative. Subito ci immergiamo nella folla della piazza principale Jamal el Fna e poi, noi ragazze, ci regaliamo un momento di benessere e relax andando in un hammam locale, dal quale usciamo come rinate. Che dire di Marrakech: la città a mio parere più coinvolgente ed accogliente del Marocco. Sarà la vitalità che sprigiona la sua piazza, sarà l’internazionalità e l’abbondanza del suo turismo, sarà che è la città più africana del Marocco, fatto sta che sfido chiunque a non sentirsi a proprio agio a Marrakech. L’attrazione principale e più affascinante è sicuramente la piazza Jamal el Fna, popolata da una folla umana di venditori ambulanti di ogni genere di prodotto e servizio: da chi mostra le proprie scimmie ammaestrate a chi predice il futuro o dipinge tatuaggi all’ henné, dagli incantatori di serpenti ai venditori di datteri o di fresche spremute di arance. E la sera che spettacolo: bancarelle che preparano ogni tipo di prelibatezza marocchina, dal pesce alla carne, dai dolci alle lumache:  in particolare i fumi delle griglie affumicano i commensali e si levano verso il cielo creando un’atmosfera suggestiva, soprattutto se la si osserva da una terrazza dalla quale si può ammirare la piazza senza esserne fagocitati, magari sorseggiando in tutta tranquillità una tazza di tè alla menta bollente. Abbiamo ovviamente avuto il tempo di visitare anche le principali attrazioni artistico-culturali, dalla splendida scuola coranica di Ben Youssef, alle tombe saadiane, alle rovine dei palazzi reali Palais el Bahia e Palais el Badi. Ma se penso a Marrakech penso alla sua famosa piazza ed alla sua medina dove abbiamo avuto il piacere di trattare sul prezzo dei nostri souvenir e dove abbiamo spesso incontrato sorrisi accoglienti.

Essaouira
Finalmente ci aspettano due giorni di relax sull’oceano Atlantico. Ognuno di noi non vede l’ora di mettersi il costume e godersi un po’ di sole sdraiato sulla spiaggia. Peccato che Essaouira non si presenterà all’altezza delle nostre aspettative balneari. Appena scendiamo dal pullman, infatti, un vento freddo e tagliente ci travolge e subito abbandoniamo l’ultima speranza di tornare a casa con un po’ di colorito sui nostri visi. Il nostro albergo, nel centro della cittadina, è raggiungibile solo a piedi, quindi carichiamo le valigie su un carretto spinto da un signore nemmeno troppo giovane e corriamo in camera a coprirci con  felpa e k-way antivento.

Proviamo lo stesso a goderci la spiaggia: noleggiati ombrellone e sdraio ci corichiamo al sole tutti coperti e, nonostante le raffiche di vento siano tanto forti da sollevare da terra la sabbia che punge le poche parti del nostro corpo rimaste scoperte, proviamo a prendere il sole. Al di là della spiaggia, Essaouira offre alcune attrattive meritevoli di menzione: il porto dove si può assistere alla vendita del pesce pescato nella notte; i bastioni, detti la Scala contro i quali si frangono i flutti dell’Atlantico, i banchetti dove a mezzogiorno si può ordinare dell’ottimo pesce grigliato o fritto scegliendolo direttamente fra quello disponibile. Il secondo giorno di permanenza ad Essaouira è dedicato interamente al relax: passeggiate lungo la spiaggia, visita e shopping alla medina.

Verso Casablanca
Giornata dedicata al rientro a Casablanca.
Tuttavia, abbiamo intervallato il lungo trasferimento con tre tappe molto interessanti: Safi, Oualidia ed El Jadida. In particolare a Safi abbiamo visitato il forte portoghese e, soprattutto, i resti di una moschea portoghese; a Oualidia abbiamo pranzato godendo di un ottima vista su una spiaggia ed, infine, a El Jadida abbiamo visitato la sua famosa cisterna portoghese.
Rientro in Italia
Sveglia all’alba, purtroppo il viaggio è finito, eppure, in ognuno di noi, è forte la consapevolezza di aver tratto tanto da questa esperienza in termini di sensazioni, emozioni e crescita personale.

Tratto da un testo di Alessandra Magri
sulla rivista "Avventure nel Mondo"

Foto di Angela La Face

Places and People

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