Il 13 Maggio siamo nella capitale, Tbilisi, con la nostra guida Mate iniziamo a visitare la città. Ci rendiamo subito conto che questa nazione ha un grande passato storico, re, regine invasioni e dittature si sono susseguite nei secoli, questo territorio ha sempre fatto gola a molti: ottomani, persiani, mongoli e russi sono passati di qui: il terreno fertile, l’abbondanza di acqua, lo sbocco sul mar Nero, tutti motivi validi che hanno fatto bramare la conquista della Georgia.

Vediamo per prima la chiesa di Metekhi, costruita per la prima volta nel V secolo, in seguito più volte distrutta e riedifcata, così come la cattedrale di Sioni , particolarmente importante perché contiene la Sacra Croce di santa Nino realizzata, secondo la leggenda, proprio con i capelli della santa intrecciati a rami di vite. Andiamo poi con la funivia nella città alta, alla fortezza di Narikala da cui si gode un bel panorama, sotto di noi la bella capitale con il fume Mtkvari che la attraversa e gli artistici ponti.

Attraversiamo la zona ebraica con la sinagoga e poi la Basilica di Anchiskati, la più antica rimasta in città ed anche la più bella; si possono osservare i grandi blocchi di pietra che ci rammentano quanto sia antica questa costruzione, con affreschi consumati dal tempo.

Scendendo dalla cittadella passiamo vicino ai bagni d zolfo, antichi ma ancora in uso; proseguendo vediamo la moschea. E’ bello vedere che i vari culti possono convivere liberamente e pacifcamente. Troviamo un’agenzia di cambi e provvediamo a comperare un po’ di Lari, la moneta locale, poi ci infliamo in un ristorantino, tipico georgiano; cominciamo a conoscere le specialità del posto: Khachapuri, focaccia con formaggio/carne/fagioli e Khinkali, grandi ravioli ripieni di carne/funghi/ formaggio/patate.

Mi devo fermare in agenzia per defnire alcuni aspetti pratici con il corrispondente e poi andiamo di corsa al Museo della Georgia, il più importante, dove si può ammirare il “Tesoro Archeologico”, ossia una straordinaria collezione di oro, argento e pietre preziose della Georgia precristiana provenienti dai siti funerari e datati fno al 3000 a.C.. Tra i tanti meravigliosi reperti quello che più mi ha affascinato è una piccola moneta d’oro con l’effge di Alessandro Magno risalente al III secolo a.C. La sera andiamo a cena in un ristorante georgiano lungo la via dell’albergo e continuiamo la nostra conoscenza della cucina locale.

Il 14 Maggio comincia il tour della Georgia, prima tappa la chiesa di Jvari ( o Santa Croce), su una collina domina Mtskheta, antica capitale, ora luogo spirituale, ricca di chiese con al centro la cattedrale fortifcata di Svetitskhoveli dove, ancora oggi, si svolgono importanti cerimonie della chiesa ortodossa georgiana. In questa chiesa, sotto la navata centrale,dicono sia custodita la tunica di Cristo, nel punto identifcato da un pilastro decorato con un affresco; si narra che Elioz, un ebreo georgiano, fosse a Gerusalemme all’epoca della crocifssione e che ritornò nella sua città con la veste di Gesù. Sidonia, sorella di Elioz la prese tra le braccia e morì dall’emozione, fu sepolta con la veste tra le mani sopra la sua tomba una colonna, in questo punto fu ritrovata nel IV secolo quando re Mirian fece costruire la prima chiesa e la colonna che la sovrastava operò molti miracoli. Siamo colpiti dal fervore religioso di questo popolo, nonostante le invasioni di altre etnie e religioni hanno mantenuto una forte identità nazionale, forse proprio per le grandi tradizioni e il credo religioso.

Lasciamo la città attraversando un mercatino pieno di dolci georgiani, cioè delle specie di candele di frutta secca (noci, nocciole) ricoperte da sciroppo addensato di frutta (uva, melograno, prugna ecc), buonissime, poi ci dirigiamo verso Uplistsikhe, uno dei più antichi insediamenti del Caucaso, fondata nel 1000 a.C. in una posizione strategica.

Lungo la strada facciamo la sosta pranzo, prevista sia per il driver che per la guida, questa è l’unica zona in cui si può assaggiare la birra conservata in anfora di argilla, ottima!

Alle 15,30 siamo a Gori, città che vive nel ricordo del grande personaggio a cui ha dato i natali, Stalin. Visitiamo il museo di Stalin con una guida che ci fa ripercorrere le tappe della sua vita e ascesa politica, restiamo colpiti dagli avvenimenti e da come ci vengono raccontati, ci sono alcune fotografe d’epoca bellissime, sia di personaggi a livello mondiale che di luoghi o avvenimenti che hanno segnato la storia.

Nel pomeriggio la strada è lunga per arrivare a Athaltsike; passiamo dalle fonti Borjomi, le acque minerali famose in tutto il mondo, dicono che abbiano poteri di guarigione ma oggi non abbiamo tempo per fermarci, le visiteremo al ritorno. Arriviamo a Athaltsikhe la sera, giusto il tempo di posare le valige in camera e via, si va a cercare un ristorante vicino all’albergo, come sempre mangiamo bene.

Il 15 Maggio partiamo alle 9,00 , attraversiamo una bella zona con campi coltivati e belle vallate fnchè arriviamo alla fortezza di Khertvisi, eretta per la prima volta nel II secolo a.C. e rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, si erge alla confluenza di fumi Mtkvari e Paravani. Da questo punto si controllavano le due vie d’accesso dalla Turchia e dalla Persia da cui arrivavano periodicamente popoli invasori, la leggenda narra che sia stata proprio distrutta dall’esercito di Alessandro Magno.

Da qui in due ore arriviamo a Vardzia, città rupestre, uno dei siti più antichi e più belli di questo paese, inserito nella lista dei beni dell’Unesco. I primi insediamenti risalgono ai primi millenni a.C., da qui passavano gli eserciti invasori e, per nascondersi, gli abitanti avevano scavato delle grotte nella roccia che con il passare del tempo presero la forma di una vera e propria città, profonda tre/quattro strati e alta 13 piani, con una specie di canale di areazione che la attraversava nel mezzo. Qui il re Giorgio III costruì una fortifcazione e sua fglia, la regina Tamara, nel XII secolo vi fondò un monastero che arrivò ad ospitare fno a 2000 monaci. Nel 1283 i primi tre strati della montagna sono crollati sotto la furia di un terremoto e nel 1551 la città rimasta subì una sconftta da parte dei persiani con un saccheggio.

Oggi è un sito archeologico gestito dai monaci, una dozzina, che vi abitano ancora. Si possono vedere i locali comuni, le chiese, le cantine dove si custodiva il vino, la farmacia dove si vedono ancora gli scaffali in pietra per riporre le medicine ed infne un passaggio angusto che conduce nelle varie parti del complesso fno ad arrivare al fume sottostante, indispensabile per approvvigionarsi d’acqua e di pesce durante gli assedi. Vedere questa antica città ci fa sognare, riusciamo ad immaginare la fatica che questa gente ha fatto per vivere al buio, senza fnestre, con poca aria pur di sopravvivere alle invasioni, e con quale forza e tenacia abbiano deciso di mantenere una posizione in una zona così scomoda ma così strategica.

Arriviamo fno in cima alla montagna/città, vediamo i canaletti scavati per la raccolta dell’acqua piovana, i sistemi di pigiatura e raccolta del vino, gli incavi per tenerlo stivato in grandi anfore, metodi antichi ma ancora oggi utilizzati dai moderni georgiani.

Verso l’ora di pranzo torniamo ad Athaltsikhe per visitare il castello di Rabati che domina la città; costruito nell’XI secolo, completamente ristrutturato nel 2011 ora ospita in un’ala un albergo e un ristorante. Visitiamo, con il supporto di una guida , la cittadella, la moschea e la scuola coranica. Alle 16,00 siamo alla fonte di Borjomi, l’acqua minerale più famosa della Georgia, con poteri taumaturgici, di sapore acidulo salato; divenne famosa quando il duca Michele Romanov, fratello dello zar Alessandro III, costruì nelle vicinanze la sua residenza estiva.

L’ ultima tappa della giornata è al complesso monastico di Ubisa dove ci sono affreschi tra i più belli della Georgia risalenti al 14^ secolo. Arriviamo a Kutaisi che è già buio e ci infliamo in un bel ristorante del parco vicino all’albergo, in cima alla collina.

Il 16 Maggio siamo a Kutaisi, capitale dell’antico regno della Colchide, dove Giasone venne alla ricerca del vello d’oro. Partenza alle 9,00, andiamo alla cattedrale di Bagrati, risale all’XI secolo , imponente e bella esternamente , domina la città di Kutaisi;, fu fatta costruire dal re Bagrat III che unifcò la Georgia, inclusa nel patrimonio dell’Unesco fu declassata dopo il restauro all’interno fatto con inserimenti moderni troppo audaci.

Sempre nei dintorni di Kutaisi c’è il monastero di Gelati, complesso molto bello risalente al XII secolo, fatto edifcare da re Davit, il costruttore, il re più importante della Georgia, per farne un centro studi e cultura cristiana. All’ingresso della cattedrale si passa sulla tomba di questo grande re che in segno di umiltà vi ha scritto : chiunque entri deve passare sopra di me.

Terza tappa della giornata è il piccolo monastero di Motsameta in cima ad uno spettacolare promontorio roccioso in un’ansa del fume Tskhaltsitela, in mezzo ai boschi. Qui ci sono le tombe di Davit a Konstantin Mkheidze, due nobili che non cedettero alla conversione all’islam durante l’invasione degli arabi che qui compirono un massacro, il nome del fume signifca infatti “acqua rossa” per via del sangue versato nell’VIII secolo.

Da lì scendiamo in città, nel centro di Kutaisi c’è una bella fontana dove sono inseriti tutti i simboli della Georgia, poi stop a Zugdidi dove ci fermiamo per uno spuntino, qui la specialità è la polenta con salsa di noci ed un khinkali al formaggio ancora più grosso. Prima di ripartire vediamo la casa museo Dadiani, dal nome della famiglia che la fece costruire, dove si può ammirare una delle tre maschere funerarie di Napoleone, donata alla famiglia dal nipote dell’imperatore (la famiglia Dadiani era ricchissima e la fglia sposò uno dei nipoti di Napoleone).

Nel pomeriggio prendiamo la strada per lo Svaneti, ci fermiamo ad ammirare la grande diga sul fume Inguri, alta 272 mt è la quarta diga al mondo, seconda tra quelle ad arco in calcestruzzo; è molto imponente e fornisce oltre il 50% del fabbisogno di elettricità del paese.

Proseguiamo per Mestia tra le montagne ricoperte di abeti, il paesaggio ricorda le nostre vallate alpine. La cittadina di Mestia è stata costruita sulle rive del fume Inguri che scorre vorticosamente trascinando con sé le piccole particelle d’oro che hanno reso così famosa la Colchide. La sua particolarità, oltre alla bellezza del paesaggio, sono le torri in pietra (koshi) costruite per ragioni difensive durante le invasioni, poi diventate motivo di orgoglio delle varie famiglie che facevano a gara per averla più alta e più bella. Questa zona è stata famosa anche per le faide famigliari che l’hanno funestata fno a pochi decenni fa; ora, col turismo, si è rinnovata, è stata aperta una zona sciistica a Tetnuldi, poco più in alto, stanno valorizzando la cucina tipica con alberghi e ristoranti e la storia dello Svaneti con l’apertura di un museo moderno e ben strutturato.

Il 17 Maggio andiamo con due auto 4X4 da Mestia a Ushguli, risaliamo la montagna su una strada dissestata dove incontriamo continui cantieri di lavori in corso. Ushguli è veramente incantevole, ci sono quattro frazioni, la prima è stata colpita da una valanga qualche decennio fa ed è tuttora abbandonata mentre le altre sono state restaurate. Le alte torri si stagliano sui grandi prati in fore, molte mucche pascolano libere, maiali pelosi razzolano intorno alle case; visitiamo un’antica chiesetta, Chiesa Lamaria, dedicata all’Assunzione della Vergine Maria, risalente al XII secolo, si può entrare solo con un velo in testa e le gambe coperte da una lunga gonna, anche qui ci sono begli affreschi sulle mura interne.

Fuori, nel piccolo cimitero adiacente, alcune persone stanno facendo un picnic per commemorare un loro caro defunto, arrivano le donne vestite di nero con un fazzoletto nero legato in testa e grandi borse piene di specialità locali, focacce, pani ecc, si usa così. L’aria è frizzante nonostante il sole caldo, la cima del monte Shkhara, piena di neve, rimane avvolta dalle nuvole, è la cima più alta della Georgia con i suoi 5193 metri.

Riscendiamo in paese, ci sono ancora tracce di neve tra le case, il piccolo museo è chiuso, decidiamo di fermarci per uno spuntino e poi torniamo a Mestia, vogliamo visitare il museo di storia ed Etnografa dello Svaneti, nuovo e ben organizzato. In questa regione furono nascosti molti dei tesori georgiani per sfuggire alle razzie degli eserciti invasori, in seguito fortunatamente ritrovati, così che ora noi li possiamo ammirare. Vediamo tante icone meravigliose ma alcune in particolare mi colpiscono, quelle di San Giorgio rappresentato fno all’XI secolo mentre uccide Diocleziano, poi dal XII secolo cambia l’immagine e San Giorgio viene raffgurato mentre uccide il drago. Prima di tornare in albergo passiamo per il centro del paese, vediamo la piazza con al centro una bella scultura raffgurante la regina Tamara , i negozietti di souvenir, le belle decorazioni in legno, le enoteche.

La Georgia è famosa anche per il buon vino, hanno una tradizione millenaria per la produzione e conservazione di questa bevanda e questa sera festeggiamo bevendo dell’ottimo Saperavi, invecchiato in anfore di argilla chiamate “quevri”.

Il 18 Maggio da Mestia dobbiamo tornare a Tbilisi ma quando siamo saliti a Mestia , sulla strada a tratti dissestata, il nostro bus ha rotto una balestra e oggi non è agibile per cui torniamo a Tbilisi con un bus di linea , l’autista è un tipo veloce e va come un razzo, la strada in Georgia è spesso occupata dalle mucche che vagano libere e non temono le auto per cui è un bell’impegno per l’autista guidare con questi grossi animali imprevedibili ma il nostro driver ha riflessi pronti e arriviamo a destinazione con un’ora di anticipo. Facciamo in tempo a visitare il bazar agroalimentare vicino all’hotel dove ci sono verdura, frutta e caciotte, oltre alle “dolci candele” ce ci piacciono tanto e che vogliamo anche portare in Italia. La sera a Tbilisi fa caldo, le strade sono piene di gente e noi ci muoviamo con disinvoltura nella città che ormai conosciamo, ci sentiamo di casa.

Il 19 Maggio è l’ultimo giorno del nostro viaggio, completiamo il Caucaso Maggiore andando a visitare Kazbegi, percorrendo la strada militare che porta in Russia. Lungo il percorso ci fermiamo ad Ananuri, meravigliosa fortezza a Nord di Tbilisi che rappresenta lo splendore georgiano del XVII secolo sotto la dinastia dei duchi di Aragvi. All’interno ci sono due chiese di cui, la più grande, dedicata all’Assunzione di Maria, ha i muri ornati da meravigliose sculture in pietra; all’interno c’è il grande dipinto del Giudizio Universale sulla parete Sud. Questa località attrae molti visitatori nazionali. Proseguendo lungo la strada militare , dopo una serie di tornanti, si arriva a Gudauri, importante stazione sciistica, ed infne a Kazbegi, a pochi chilometri dal confne russo.

Il paesaggio è davvero suggestivo, le cime brulle sono macchiate di bianco dai nevai che contrastano con il marrone della terra ed il verde scuro dei prati. Il paesino è a 1750 mt di altezza. Prendiamo due 4X4 per salire alla chiesina di Tsminda Sameba, un percorso veramente accidentato, in 20 minuti siamo su; l’alternativa è di andare a piedi in un paio d’ore ma noi non abbiamo tempo. Da lì vediamo il monte Kazbek, 5047 mt di altezza, si potrebbe vedere anche il monte Elbrus ma c’è foschia , impossibile vederlo! La chiesina è dedicata alla Santissima Trinità, risale al XIV secolo ed è un simbolo della Georgia per la sua posizione a 2200 mt di altezza e per la tenacia dei georgiani a volerla costruire in un luogo così impervio. Qui nei periodi di pericolo erano stati custoditi i tesori di Mtskheta e la croce di Santa Nino, la santa più importante del paese.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo al monumento dell’amicizia tra Georgia e Russia ma stanno asfaltando l’ingresso e non ci si può avvicinare, intanto comincia a piovere; il bel tempo ci ha assistito fno ad ora, non ci possiamo lamentare, ritorniamo nel bus e andiamo a Tbilisi. La sera cena con canti e danze popolari offerte dal corrispondente in un bel locale con vista sul fume; la città illuminata è suggestiva; la serata scorre piacevolmente, le specialità culinarie sono ottime accompagnate da un buon vino d’anfora. Festeggiamo la settimana fantastica che abbiamo trascorso in Georgia, una terra che abbiamo scoperto giorno per giorno, un paese che vale la pena di conoscere; la promessa è una sola: ci ritorneremo!

Angela Bondioni

Tratto da "Avventure nel Mondo" 2019

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